E'il momento di dare Whatsapp alla nonna

In un mondo di 'nativi digitali, c'è una categoria disorientata che vive la rivoluzione come un pesce fuor d'acqua.

Sono quelli del 'io non ne capisco niente' (che sottointende un 'e non ne voglio capire niente').

In realtà l'atteggiamento non è una semplice resa ma un 'non ce la farò mai', e di conseguenza un 'e quindi non mi interessa'.

Già tutto questo avviene in un contesto in cui su quotidiani in TV e nei media in generale, è un continuo parlare di Internet, di Social ecc. ecc.

Il primo impatto è stato con i cellulari, evidentemente l'uso di uno schermo touch non si addice assolutamente a chi tocca come se dovesse pigiare su una macchina da scrivere meccanica, o che si muove con gesti tremolanti.

Ma lì la soluzione è facile, si rimedia con gli appositi telefoni con tastoni, suoneria potenziata ecc. ecc.

Ma il vero problema è che la comunicazione che prima avveniva telefonicamente ora si è spostata su Whatsapp.

E questo è più che giustificato, la telefonata è più 'invasiva', rispondere nel corso di una riunione, al cinema, nel corso di una semplice conversazione richiede l'interruzione, e di conseguenza spesso si rimedia una mancata risposta o un chiusura della chiamata.

Teniamo conto che poi questo va di pari passo con un aumento notevole delle occasioni di comunicazione attive che i social stessi promuovono.

Risultato: la categoria Nonno / Nonne riesce ad usare il telefono ma non riesce a comunicare più, spesso e volentieri vedono cadere la linea e non di rado questo è vissuto come un gesto di rifiuto (mentre semplicemente è la nuova 'normalità').

Mia madre è una di queste persone, abbiamo provato di tutto, telefoni touch per anziani, telefoni Android con programmini semplificanti l'interfaccia, insuccesso su tutta la linea.

Poi io sono collegato al telefono con un responsabile di una grossa azienda con 30 persone con i PC bloccati, mi telefona, rispondo al volo che sono occupato e mi dice ... 'ma è una cosa breve'. A maggior ragione con mia sorella cardiologa con il paziente sdraiato davanti.

Alla base di tutto ci stanno le motivazioni. Ed è su questo che bisogna fare leva, aiutano i nipoti, i figli / nipoti lontani ecc.

Oppure ieri, da un mio cliente, una coppia di anziani che doveva per compilare dei moduli avere la data di nascita dei nipoti.
Cercava di chiamare la figlia che non rispondeva.
Ho scritto davanti a loro su Whatsapp, un minuto dopo c'era la risposta, hanno capito il problema immediatamente.
C'è poco da fare, oggi è cambiato il modo di comunicare.

Dopo mille esperimenti abbiamo deciso di tentare l'impossibile, dare a mia madre un tablet connesso ad Internet con su Whatsapp, un gruppo 'nipoti' ed un gruppo 'famiglia'.

Avessimo regalato a mia madre una tuta da astronauta, il giorno del regalo avrebbe scatenato lo stesso entusiasmo.

La digitazione alla fine la fa a penna, imparare la digitazione è stato relativamente drammatico con continui cambi di contesto per trascinamenti indesiderati ecc.

Poi c'è stato il coinvolgimento della persona che ogni tanto l'aiuta (con la rigorosa indicazione che deve essere mia mamma a digitare).

Schermata fissa il gruppo Whatsapp.

Dopo tre mesi circa (i tempi sono lunghi), ha cominciato ad avere le sue soddisfazioni, i nipoti si sono scatenati con foto continue, e poi le prime videochiamate con i figli / nipoti lontani.

Ed ecco che comincia a scoprire altri amici / parenti (con gli stessi problemi) in linea, gente con cui non comunicava più da tempo.

Ce l'abbiamo fatta!

Mettente in conto videochat improvvise non volute, interventi sul tablet per fortuna sempre più rari, e tutti i problemi e le sorprese che Internet riserva, ma fa parte del gioco.

Dopo la categoria dei 'nativi digitali' è arrivato il momento dei 'costretti digitali'.

 

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