Forse che sì forse che no.

Vigilia di referendum e magari qualcuno si aspetta che io dica per cosa voterò. Resterà deluso ma in questo sito parlo di informatica, comunicazione e nuove tecnologie.
Invito invece a riflettere sul senso di questo referendum che a mio parere non è frutto di valutazioni vere, ma di rapporti sociali e comunicazione.
Chi ha già letto l'articolo su questo blog L'algoritmo della democrazia magari in parte già intuisce come la penso su questa materia.

Veniamo al referendum.
Un insieme di norme complesse ed articolate che vanno a cambiare la costituzione.
Chi sa come cambierà il sistema nel dettaglio? Pochi, l'argomento è indubbiamente complicato, e più uno si informa più capisce che occorre approfondire ulteriormente.
Dare una valutazione consapevole richiede una conoscenza della materia che la stragrande maggioranza dei votanti non ha.

Ogni norma non corrisponde a pieno alla sua sintesi, esempio 'abolizione delle provincie', concetto facile e condivisibile ... salvo poi scoprire il nuovo ruolo delle 'città metropolitane' e le sue conseguenze.
In pratica sarebbe come a dire, faccio sapere a tutti che ho fatto una legge per regalare 1000 euro ai senzatetto, pochi approfondiranno fino a scoprire che ho previsto debbano avere più di 90 anni.
In pratica solo chi conosce i dettagli può avere un idea sensata e informata.

A questo punto nessuno vota con conoscenza sufficiente della materia tranne, pochissimi.
C'è chi vota 'a pelle', per il poco che si ha capito.
La maggioranza semplicemente da fiducia a quello che te l'ha raccontata meglio.
Altri semplicemente si fidano di una persona o di un parente 'che sa'.

Quindi su materie così complesse è un voto di fiducia non di sostanza.
In pratica qualunque sia il risultato non sarà un 'è giusto è sbagliato' ma un semplice 'mi fido non mi fido', il massimo che si può ottenere da un referendum di questo tipo.

 

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