Poste Italiane, inefficenza certificata

La riforma informatica delle Poste Italiane con soldi spesi a go go avrà anche prodotto benefici, ma il paradosso è vedere come alla fine quello che manca è 'la normalità'.

Che dire dell'onnipresente bollettino di 'conto corrente postale'.

Un foglio da ritirare manualmente ad una cassa (visto che i caricatori sono sempre vuoti), da compilare N volte scrivendo le stesse cose (siamo rimasti una generazione più indietro della carta copiativa). Dopo tanti anni è ancora lì. E se ti sbagli altri dieci minuti a riscrivere il romanzo.

E allora passiamo alla mitica raccomandata che ti arriva a casa e, se il postino magari è un po pigro, o semplicemente hai altro da fare che aspettarlo, ti lascia un anonimo foglietto (da cui ovviamente non assolutamente desumibile cosa ti è arrivato).

Ed ecco che devi recarti personalmente in posta a ritirare qualcosa che se ti avessero mandato per PEC avrebbe risparmiato tempo e soldi a tutti (con garanzie enormemente superiori).

E se poi come mi è appena capitato devi delegare tua moglie (che di informatica non sa nulla) da 200 Km di distanza?

Nessun problema basta inviare una PEC all'ufficio postale, che però candidamente ti risponde che non è possibile e ci vuole un fax con foto del documento d'identità e testo con la richiesta.

Non avendo una stampante e uno scanner dove mi trovo eccomi a cercare un ufficio dove fare il tutto e mandare il mitico fax.

Ma come i professionisti devono avere la posta certificata e le poste no?

Uno stato inefficiente pretende cittadini efficienti.

L'unica cosa certificata è che anni di potenziamento di infrastrutture faraoniche hanno prodotto tutto, tranne la normalità.

 

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